Ph. Agnès Weber © www.penombre.it

Attilio Reinhardt (Ph. Agnès Weber © www.penombre.it)

Cos’è e cosa fa un presentatore?

La domanda è meno peregrina di quel che sarebbe lecito pensare. Anche perché le risposte sono diverse…

Limitando la riflessione al settore dello spettacolo (esistono figure simili anche in ambito commerciale e in quello della formazione), la tradizione del presentatore, nel mondo occidentale, è legata a doppio filo all’intrattenimento leggero. Il momento di massima diffusione e rilevanza di questo ruolo è avvenuta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, negli spettacoli teatrali di varietà (macro-categoria che comprende anche il café-chantant, il vaudeville, ecc.) Con l’avvento di altri mezzi di comunicazione, il presentatore è diventato anche radiofonico prima e televisivo poi, mantenendo comunque il suo ruolo anche dal vivo.

 

Un presentatore diverso per ogni occasione

Restando nell’ambito dello spettacolo leggero dal vivo tradizionale, nella maggior parte dei Paesi europei esistono termini differenti per indicare il ruolo del conduttore, mettendone in luce le diverse sfumature del ruolo. Curiosamente, più di quelli presenti nella pur ricchissima lingua italiana. Si tratta di differenze spesso sottili, che talvolta sono soggettive e si prestano all’interpretazione. Ma sono comunque interessanti da conoscere.

Host e Master of Ceremonies

Due parole diverse, ma il senso è simile: potremmo intenderlo come presentatore in senso stretto, che apre l’evento con un breve discorso iniziale (soprattutto saluti e convenevoli o, come mi piace dire, “fa gli onori di casa”), introduce ogni singola esibizione, stimola gli applausi, coinvolge il pubblico anche con qualche commento e battuta. In italiano si dice semplicemente “Maestro di cerimonie”, mentre in inglese si dice (e scrive) anche semplicemente MC o emcee.

Compère

Il suo ruolo è legato maggiormente agli spettacoli comici: assolve a tutti i compiti del Maestro di cerimonie, arricchisce le sue introduzioni con battute e racconti umoristici e – essendo egli stesso un artista – si esibisce nelle discipline in cui è specializzato (illusionismo, canto, ballo, giocoleria…) e viene coinvolto nei numeri dei suoi colleghi di palco, diventandone spesso la “spalla”. L’origine del nome è latina, deriva da compater, cioè padrino. In francese, la parola compère ha molti significati (tra cui quello, appunto, di padrino), mentre in inglese indica soprattutto il ruolo nello spettacolo.

Conférencier

Il termine utilizzato soprattutto in riferimento al varietà europeo. Intorno agli anni ’20 indicava un presentatore che, oltre all’attività del Maestro di cerimonie, faceva anche commenti ironici se non satirici su argomenti sociali e politici, in modo particolare in relazione ai fatti del giorno. Tendenzialmente non prendeva posizioni, ma in Germania, nell’ambito del Kabarett, il ruolo fu pesantemente ostacolato (quando non proibito) dal regime nazista. Anche negli anni precedenti ebbe qualche piccolo problema, benché solo lessicale: durante la Prima Guerra Mondiale, il Governo impose alternative tedesche ai termini presi in prestito dalla lingua francese; così, il conférencier divenne Ansager.

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